Hacktivism: La libertá nelle maglie della rete

Por  Arturo Di Corinto  y  Tommaso Tozzi
La storia degli hackers é una storia che é stata già abbondantemente, ma non esaurientemente, descritta. Il termine «hack» ha un’origine lontana e non legata all’informatica, mentre il significato che ci interessa di questo termine é legato alla storia dell’hacking, una storia che, cominciata alla fine degli anni ’50, si é sviluppata fino ad oggi con una tale varietà di sfaccettature che un denominatore comune può essere trovato forse solo incrociando tre fattori: occuparsi di computer, usare il computer per migliorare qualcosa, farlo in modo non convenzionale.
Ma dire ciò é naturalmente vago. Ecco perchè al termine hacker viene costantemente aggiunto qualcosa e si ottiene dunque l’hacker del software, l’hacker dell’hardware, l’hackeraggio sociale, l’hacker art, l’hacktivism, e molte altre combinazioni ancora.
Ma sarà compito di questo libro spiegare nei dettagli questa storia più avanti. La storia degli attivisti é anch’essa una storia già abbondantemente descritta. Il termine, che in realtà ha negli Usa un senso diverso da quello «antagonistico» con cui si identifica parte dell’hacktivism europeo, viene usato per indicare coloro che cercano di migliorare il mondo «dal basso», all’interno dei movimenti sociali, nei collettivi politici, nell’underground artistico, ecc..
Una definizione questa, che descrive un implicito agire sociale, politico o culturale, o entrambe le cose.

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